C’è crisi, serve la pace (anche armata)
Quello che, con un filo di ottimismo, Giorgio Napolitano definisce il colpo di coda della crisi economica internazionale, colpisce direttamente la moneta europea e quindi anche l’Italia. Per ora l’attacco è rivolto ai titoli quotati, ha ancora un carattere puramente finanziario e, se si impedirà che susciti panico, si potrà evitare che si propaghi al settore produttivo. E’ un pericolo reale e grave che ha come principale antemurale la fiducia nelle capacità di un governo stabile di reggere alla crisi.
8 AGO 20

Quello che, con un filo di ottimismo, Giorgio Napolitano definisce il colpo di coda della crisi economica internazionale, colpisce direttamente la moneta europea e quindi anche l’Italia. Per ora l’attacco è rivolto ai titoli quotati, ha ancora un carattere puramente finanziario e, se si impedirà che susciti panico, si potrà evitare che si propaghi al settore produttivo. E’ un pericolo reale e grave, che ha come principale antemurale la fiducia nelle capacità di un governo stabile di reggere alla crisi e di mantenere gli impegni di rigore e di avviare misure per lo sviluppo. Stabilità e coesione della maggioranza diventano un problema dirimente, in una fase così procellosa, per capire se l’Italia eviterà un avvitamento che dalla finanza si trasferisca all’economia reale, quindi al lavoro e ai redditi.
In una cornice come questa, le divergenze che sono parse squassare il partito di maggioranza, assumono dimensioni assai modeste, per non dire piccine. E’ necessario per l’Italia che si arrivi a una pace interna, una pace armata, una pace basata su una coesistenza competitiva, una pace a qualsiasi costo, ma una pace che consenta di dare sicurezza al paese e ai mercati. Se non altro “per carità di patria”, conviene a tutti mettere tra parentesi le ragioni di tensione, che potranno poi essere sciolte in un confronto aperto, magari di carattere congressuale, quando ce ne saranno le condizioni.
Una recuperata solidità della maggioranza permetterebbe anche di far prevalere, nelle minoranze, le posizioni più responsabili e costruttive, che rischiano invece di essere travolte dalle esigenze propagandistiche se resta il dubbio su una possibile fine anticipata della legislatura. Mantenere la solidità del quadro politico e la coesione sociale spetta al governo e a un rapporto fisiologico tra maggioranza e minoranza. Solo questo è il muro difensivo che si può opporre a fenomeni finanziari, speculativi o no che siano, che sottolineano in modo severo le debolezze strutturali delle singole economie e della moneta europea. Tutti capiscono che non è proprio il momento di far franare o incrinare quel muro, che è riuscito finora ad attutire le conseguenze della crisi. Sarebbe davvero incredibile che gli unici a non capirlo fossero i leader cui è stata affidata la responsabilità di costruirlo e che si proclamano ogni giorno servitori della Nazione.